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martedì 12 marzo 2019

Il Servizio di Nadal

IL SERVIZIO DI NADAL

Punto 1
Non ho mai visto un professionista migliorare il servizio così tanto come ha fatto Rafael Nadal da quando è entrato nel Tour. I suoi servizi all’inizio superavano a stento le 100 miglia all’ora, mentre ora arrivano con continuità a 120.
Ha anche aggiunto più spin e riesce a piazzare meglio la palla. Ha effettuato molti cambiamenti e aggiustamenti e questa è una lezione anche per i dilettanti: non abbiate paura di sperimentare. Il servizio è una dei colpi più facili da modificare perché la palla è nelle vostre mani.
Punto 2
La sua estensione, assieme a un’impugnatura Continental o Eastern di rovescio, è eccezionale. Un lancio poco regolare rende il servizio poco consistente. La cosa migliore del servizio è che siete voi a controllare la palla. Non lasciate che sia la palla a decidere come dovrete servire, ma cercate di essere voi a indirizzare la palla. Dovete spingere il braccio lontano dal corpo, come fa Nadal qui, e lanciare la palla con una grande estensione.
Non ruotate il polso. Mentre Nadal manda indietro la racchetta, il piatto corde è rivolto in basso verso il campo come il palmo della mano dominante.
Punto 3
I dilettanti e persino alcuni professionisti commettono spesso l’errore di spostare il piede posteriore troppo lateralmente o troppo in avanti. Così facendo, vi ritroverete rivolti verso la rete troppo presto e finirete la torsione prima di aver completato il movimento. Cercate di eseguire il movimento come fa Nadal, col piede posteriore che resta dietro a quello anteriore. I suoi piedi sono inclinati con la stessa angolatura delle ginocchia. Se trasferite il peso sul piede anteriore troppo presto, inizierete subito a cadere dentro il campo, perdendo così energia.
Punto 4
Nel servizio, il sincronismo dei movimenti è fondamentale e molti giocatori dilettanti sbagliano l’elemento più importante: fanno partire la racchetta troppo presto. Nel servizio sono le gambe che creano la velocità della testa della racchetta. Sono le gambe che salgono per dare forza alla racchetta che scende, che in pratica rimbalza e poi sbatte contro la palla alla massima velocità. Notate che mentre le gambe di Nadal si allungano verso la palla e i suoi piedi spingono verso il terreno di gioco, la racchetta è ancora in basso con l’impugnatura che punta verso l’alto.
Punto 5
Quando servite, dovete sentire la parte posteriore dei fianchi che si lancia in alto e in vanti verso il campo. Questo creerà una rotazione aggressiva. Potete vedere come esegue il movimento Nadal in questa foto. Servire è un po’ come lanciare un’ascia. Prima sale la testa della racchetta, poi viene lanciata in avanti e poi il braccio ruota (pronazione). Nadal porta il braccio destro davanti al busto in diagonale per fermare la rotazione della spalla sinistra.
Punto 6
Un buon servizio vi farà balzare in campo con le gambe divaricate, pronti per lo split-step. Potete vedere sulla faccia di Nadal come stia già cercando di capire dove il suo avversario manderà la risposta. Anche con un buon servizio, è sempre meglio fare come Nadal e pensare sempre un passo in avanti

lunedì 28 gennaio 2019

La Finale degli Australian Open


Sono poche le partite che non vedono Federer giocarle che mi attraggono, ma a questa tenevo in particolar modo. Primo perchè avevo paura che vincesse Nadal avvicinandosi cosi al record di Slam di Federer (che con il solito Roland Garros poteva essere ad un soffio) e poi per il precedente epico ella finale 2012.







La partita l'ho vista tutta.E' stata "istruttiva", si è capito come si fa a vincere nel tennis moderno. Quello che un maestro dovrebbe insegnare ad un ragazzino per farlo vincere. Un po robotico, ma è il tennis di oogi, l'unico davvero vincente.

Per questo a Federer va eretto un monumento, ed incensarlo e osannarlo finchè in vita (tennistica). Perchè vince tanto con un tennis anacronistico, un tennis fuori da ogni logica "vincente", fatto di rischi, di palleggio ad alto tasso d'errore, con gesti che impongono un esecuzione perfetta per la loro riuscita (Djokovic e lo stesso Nadal possono "scomporsi" nella loro gestualità e dessere comunque efficaci)

Ecco anche perchè sulla questione GOAT non si puo' far solo di conto col pallottoliere. Conta anche "come" vinci.

Io pronostico altre vittoria per Nole, una ancora per Nadal (non necessariamente al Rolando), ma secondo me i 20 Slam rimarrano il record di Roger che non verrà battuto finche sarò in vita.

venerdì 21 dicembre 2018

Ho composto e stampato il calendario anche per quest'anno. Sono riuscito a farlo a tema "sequenze" con i colpi del dritto, rovescio e servizio divisi in 8 frame. L'idea guida era anche quella di scegliere i colpi distintivi di alcuni campioni (ad esempio il dritto per Nadal, o il servizio per McEnroe). Ho scelto inoltre i tennisti in base al loro decisivo contributo all'evoluzione di questo sport. Ad esempio Borg fu il tennista che fece entrare il tennis nell'epoca moderna, Lendl quello che introdusse la potenza, Becker ne aumento' la violenza coniugandolo ancora al tocco e al gioco di volo, Sampras è il power tennis come lo conosciamo oggi, Agassi il "rimedio" di controbalzo a tanta violenza e velocità....Ci sarebbero voluti dei testi a sottolineare tali scelte, non ho avuto modo di scriverli. Magari mi tengo l'idea di un storia del tennis e della sua evoluzione per il 2020.














lunedì 11 maggio 2015

Frames I

Sequenze. Ci si illude che si possa carpire il segreto della tecnica guardando queste fotografie ed invece è quasi il contrario. Ma sono di un gran bello.



Federer Serve Multiframes

Nadal Serve Multiframes

Berdych Serve Multiframes

Stosur Serve Multiframes

McEnroe Serve Frames


Pennetta Forehand Frames


Pennetta Frames


Djokovic Serve Frames



martedì 14 aprile 2015

Road to Montecarlo

I tabelloni dei favoriti al torneo di Montecarlo. Manca Wawrinka, perchè non li rivincerà di sicuro.





Djokovic

Federer

Nadal

Raonic

lunedì 19 gennaio 2015

Australian Open 2015 - Road to Final


Con qualche ritardo...
Il cammino dei possibili vincitori (meno uno)
...e Nadal è già in semifinale



Road to Final - Federer

Road to Final - Murray

Road to Final - Nadal

Road to Final - Djokovic
Road to Final - Fognini

Road to Final - Nishikori

Road to Final - Wawrinka

Road to Final - Raonic

lunedì 9 giugno 2014

domenica 11 maggio 2014

Tennisti sul lettino dello Psicologo

Becero copia e incolla di un bellissimo articolo in due parti apparso su Ubitennis per la firma di Pier Paolo Zampieri. Il link è il seguente
Di seguito uno stralcio
Nadal Rafael
Forse il caso più semplice. O il più emblematico. Quello che passa per il più grande guerriero del circuito a me sembra un grande pulcino bagnato. Il suo essere vincente è un effetto indiretto del terrore di perdere. Più che vincere lui non vuole perdere. E’ quasi terrorizzato dall’idea. Nessuno ha il suo stesso terrore di perdere. Si vede anche da come si muove, da come parla, da come gli occhi siano sempre alla ricerca di un possibile pericolo nascosto dietro il campo visivo. Solo quando vince tutto si scioglie e si apre ad una felicità che neanche a lui sembra vera. Infatti non è felicità. È sollievo. Puro sollievo.
Il suo rifiuto della sconfitta è quasi infantile. C’è qualcosa di molto stupido in questo. Una vera chiusura mentale che produce effetti fantastici sul campo di tennis. Grazie a questo terrore che lo accompagna ogni singolo istante, batterlo è quasi impossibile. La sconfitta è paradossalmente la sua compagna di viaggio più intima. Per allontanarla sarebbe disposto a morire sul campo. Da un certo punto di vista è stato il mio cliente più difficile. Migliorarlo come persona lo renderebbe un tennista peggiore.

Ma la vita si manifesta sempre in forma di paradossi. Non credo sia un caso che il più vincente di sempre nei testa a testa con tutti i più forti della sua epoca è stato di gran lunga il più grande numero 2 della storia del tennis. Da numero uno si può solo perdere, da due si deve solo vincere.

Wawrinka Stanislas
Gli antropologi direbbero che è vittima di una cronica malattia territoriale. Quell’irriducibile facoltà umana che attribuisce a un uomo le caratteristiche del luogo da cui proviene. Il forestiero è l’uomo della foresta, lo straniero è quello strano e la Svizzera è… Federer. E’ una roba antropologica non si può fare nulla. Fosse nato cento chilometri più a Sud sarebbe un eroe nazionale e i poeti ne canterebbero le gesta per i secoli a venire. Ma è nato cento chilometri più su. Incolpevole

Federer Roger
registrazione di alcune sedute: ”…eppure lo so che cosa dovrei fare. Io so di essere più forte. So che mi basta respirare e colpire tranquillo. Bum. E se lui la piglia, un altro respiro e un altro Bum dall’altra parte. E via così. La palla è una mia amica. E’ sempre andata dove voglio. Ma con lui non va così. Non va mai così….“
…Fino a Roma non avevo paura. Ci perdevo ma sentivo che per batterlo mi sarebbe bastato giocare bene. Dicevano tutti che ero il Più Grande e io ci ho creduto. Se lo dicevano tutti perché avrei dovuto dubitare proprio io? Poi quel giorno a Roma è arrivata la paura per la prima volta. All’improvviso. Dopo cinque ore. Mi è esplosa in quei due maledetti dritti finali. Eppure quella volta avevo giocato bene. Cristo se avevo giocato bene. Mirka mi ha consolato così: “maledetta terra”. E buonanotte. E le ho creduto. Ho capito che la questione non era così semplice a Wimbledon. La seconda volta che l’ho battuto intendo. Quella volta ho vinto di nuovo, ma di puro panico. In quel quinto set ho capito che poteva battermi anche sui prati. Non appena nel quinto è andato a due punti dal break sono letteralmente scappato verso il traguardo e ho vinto. Mi sono sentito come quelli che corrono sui carboni. Tutti mi hanno applaudito ma io so che è stato solo il terrore a farmi vincere. Il terrore di perdere nel Tempio mi ha anestetizzato i piedi e non mi ha fatto sentire la brace. Quel terrore che da ragazzo chiamavo rabbia e che credevo se ne fosse andato per sempre. Quando mi sono sdraiato su quel prato, incredibilmente fresco, avrei voluto rimanere lì per sempre…
…In fondo non lo odio. Con lui ho vissuto i momenti migliori di tutta la mia vita. Quando eravamo uno di fronte all’altro sentivamo che stava succedendo qualcosa di speciale. Non solo a noi. Un silenzio così non l’ho mai più respirato. Né prima né dopo. Anche lui lo sa. Non credo che nessun altro tra i miei contemporanei respirerà un silenzio così. Da ragazzo non potevo saperlo ma giocare a tennis non vuol dire colpire una palla vuol dire respirare quel silenzio.
… dottore, non è vero che penso sempre a lui…

Murray Andrew
Dei Fantastici Quattro rischia di diventare la donna invisibile. Dotato di una grande intelligenza naturale sul campo è sorprendentemente incapace di imparare qualcosa dalle sconfitte. Come spesso capita agli anglofoni abituati a parlare la propria lingua in qualsiasi parte del mondo non sente la necessità di impararne un’altra.
Il suo gioco è come la sua testa che è come la sua lingua. Capace di assorbire, e di imporsi, su ogni cultura ma incapace di comprendere perché non è più in cima al mondo per diritto divino. Sotto sotto Rafa teme Nole, che teme Roger, che teme Rafa. Lui è l’unico a non temere nessuno. Mentre gli altri vincono. Le sue paure non sono di natura tennistica ma esistenziale. Figlio involontario di Judy, dell’Inghilterra e della Scozia è il più Edipico tra i campioni. Oggetto di contesa tra tre madri carnivore in eterno conflitto tra loro non è nella condizione di scegliere. Preferirne una vuol dire tradire le altre. Si è sposato con se stesso ed è probabilmente destinato a rimanere figlio per sempre. Viziato ma senza intenzione. Autistico incolpevole.

Djokovic  Novak
È il più determinato. Aveva deciso di diventare numero uno sin da bambino. Una specie di ossessione ma agita con lungimiranza. Ha saputo aspettare, e a un certo livello è quello più disposto a migliorarsi, cioè a cambiare. La testardaggine e l’orgoglio che lo caratterizzano non sono mai andati in conflitto con l’intelligenza. E’ consapevole che il tennis di Federer è superiore al suo ma sa che può batterlo. Ha aspettato di poterlo fare e adesso lo fa con un orgoglio pari solo al rispetto. Tennisticamente non ha paura di nessuno. Sa che può vincere con chiunque e questo gli basta.

Scavando in profondità ha quello che si potrebbe chiamare il “complesso di Salieri”. Come il grande musicista coetaneo di Mozart è consapevole di vivere da protagonista un’era che comunque sarà ricordata per la rivalità Federer-Nadal. Anche se è stato proprio lui a superare il duopolio, come Salieri, è quello che intimamente capisce più degli altri quanto questo sia fatalmente ingiusto ma vero. A differenza di Salieri non ne prova invidia ma ne è grato. Può sembrare un paradosso ma in fondo si accontenta di essere il numero uno. Risolto.

giovedì 8 maggio 2014

Set Up delle Racchette dei Professionisti

Dopo attente ricerche ho assemblato i dati relativi ai settaggi delle racchette dei campioni, mancano customizzazioni (piombature), cose praticamente sconosciute ai mortali.

Djokovic


Federer


Nadal


Wawrinka

giovedì 23 gennaio 2014

Federer vs Nadal

In occasione della semifinale degli Australian Open 2014 ecco una immagine che riassume bene la sfida tra Nadal e Federer.

Federer vs Nadal - Australian Open semifinal - 2014

San Roger e il Dragal. Federer è nettamente sfavorito (come lo era San Giorgio del Mito) ma è di cuore puro (cioè gioca un tennis più bello) e se si batte con coraggio (cioè va all'attacco) puo' battere il mostro (cioè Nadal, che in effetti pratica un tennis "mostruoso" in tutti i sensi).
C'mon!!